PIEDE DIABETICO: LA PREVENZIONE E’ IL PRIMO PASSO PER ANDARE LONTANO

da | Gen 19, 2021 | Articoli | 0 commenti

È noto che i diabetici siano pazienti ad alto rischio per gravi complicanze; la complicanza più comune e che desta quindi maggiore preoccupazione è quella del Piede Diabetico. Il Gruppo di Studio del Piede Diabetico della SID (Società Italiana di Diabetologia) definisce il piede diabetico come “un piede con alterazioni anatomo-funzionali determinate dall’arteriopatia occlusiva periferica e/o dalla neuropatia diabetica”. Dunque, per piede diabetico s’intende non solo il piede ulcerato o infetto ma anche il piede privo di lesioni ma comunque a rischio di ulcerazione [1]. Attualmente, nonostante gli alti standards sanitari raggiunti dal nostro Paese, il piede diabetico resta ancora un problema sanitario di entità rilevante: si stima infatti che circa il 15% dei diabetici nel corso della propria vita è destinato a sviluppare una lesione a carico del piede, di questi una percentuale ancora troppo elevata va incontro ad interventi chirurgici demolitivi, ossia ad amputazioni minori (parte del piede) e maggiori (gamba – coscia). In Italia il numero delle amputazioni in media in un anno è pari a circa 8.0001, l’84% delle quali ha avuto come causa un’ulcera del piede che si è aggravata nel tempo. Tali amputazioni potrebbero essere sensibilmente ridotte (fino al 50%) se si mettessero in atto misure di prevenzione, che consistono nell’educazione del diabetico alla semplice cura quotidiana dei suoi piedi e in interventi di screening volti all’identificazione precoce dei fattori di rischio.

Il test di neuropatia diabetica col Biotesiometro è finalizzato alla diagnosi precoce di Neuropatia diabetica, una delle maggiori complicanze del diabete che, se non identificata per tempo e adeguatamente gestita, può portare allo sviluppo del Piede Diabetico. Lo screening per la diagnosi precoce di neuropatia con il Biotesiometro è indicato negli Standard Italiani di cura del Diabete Mellito del 2014 [2], ma spesso solo un’esigua percentuale di diabetici effettua il test con questo strumento. L’esame è semplice, veloce ed indolore e serve a misurare la sensibilità vibratoria a scariche elettriche di intensità crescente. La misurazione viene effettuata a livello del malleolo e sulla falange ditale del primo dito del piede, sia destro che sinistro: il piede viene ritenuto insensibile quando la soglia di percezione vibratoria supera i 25 Volt. Il deficit della capacità di avvertire le vibrazioni è predittivo di una futura ulcerazione. Lo screening con il Biotesiometro è indicato in tutti i soggetti con diabete di tipo 1 dopo 5 anni dalla diagnosi e in quelli con diabete di tipo 2 alla diagnosi; le successive valutazioni devono avere una cadenza annuale [3]. Oltre all’identificazione precoce dei fattori di rischio è fortemente consigliato anche il controllo frequente del piede in modo da monitorare gli eventuali sintomi e poter intervenire tempestivamente in caso di ulcere o altre complicanze. Il rispetto di alcune semplici norme di cura quotidiana può infatti contribuire notevolmente a prevenire e a ridurre le complicanze legate al piede diabetico. A seguire il decalogo a cura della Società Italiana di Diabetologia per la prevenzione e la cura quotidiana del piede diabetico [4]:

  1. Esaminare ogni giorno i piedi, in particolare la pianta, il tallone e tra le dita. Osservare se tra le dita la pelle è macerata, biancastra, e se le unghie tendono a incarnirsi
  2. Lavare i piedi ogni giorno, con acqua tiepida e un sapone delicato. Asciugarli bene con un asciugamano morbido, specialmente tra le dita. Non fare pediluvi prolungati o con sali: macerano o disidratano la pelle
  3. Dopo aver lavato i piedi, guardare se ci sono ispessimenti duri della pelle sul tallone o sui margini della pianta del piede. In questo caso, strofinare delicatamente le parti interessate con una pietra pomice naturale. Non utilizzare altre pietre o preparati abrasivi, come pure non usare callifughi per duroni e calli
  4. Dopo avere asciugato i piedi, massaggiarli con una crema idratante a base di urea, per mantenere la pelle elastica e morbida. Se, malgrado queste precauzioni, si continuano a formare ispessimenti e callosità alla pianta del piede, consultare il medico, perché potrebbe essere il segno di un cattivo appoggio del piede o di scarpe inadatte
  5. Evitare temperature troppo calde o troppo fredde e, di conseguenza, non utilizzare borse d’acqua calda o termofori. Se di notte i piedi sono freddi, indossare calze di lana. Meglio ancora, indossare calze di seta, sotto le calze di lana
  6. Non camminare mai scalzi, neppure in casa o in spiaggia. Indossare scarpe comode, evitare le scarpe con punta stretta o con tacchi alti, come pure le scarpe aperte e i sandali. Indossare le scarpe nuove per brevi periodi, fino a quando non si adattano bene al piede. Ispezionare con la mano l’interno delle scarpe prima di calzarle: potrebbero esserci corpi estranei, chiodini o irregolarità della tomaia
  7. Non indossare mai le scarpe senza calze. Indossare poi calze di giusta misura, senza rammendi e, possibilmente, senza cuciture. Cambiare calze e calzini ogni giorno. Non portare giarrettiere o elastici che stringano le gambe
  8. Tagliare le unghie dritte, non troppo corte, con un tronchesino a punte arrotondate. Non usare forbici appuntite e poi, per smussare gli angoli, utilizzare una lima a punta arrotondata. 
  9. Non tagliare calli o duroni. Non forare le vesciche o le bolle con aghi. Coprire le ferite con garza sterile, da fissare poi con rete elastica o cerotto di carta. Non usare cerotti telati. Cambiare la medicazione almeno ogni giorno e osservare attentamente la lesione
  10. Seguire sempre le istruzioni del proprio medico e sottoporsi con regolarità alle visite podologiche

In conclusione, è fondamentale che i pazienti comprendano l’importanza della prevenzione, che come riportato dalle Linee Guida dell’International Working Group on the Diabetic Foot (IWGDF) 2015 [5], si basa essenzialmente su cinque punti fondamentali:

  • identificazione del piede a rischio;
  • ispezione periodica ed esame del piede sulla base della classificazione del rischio;
  • educazione dei pazienti, familiari e personale sanitario;
  • utilizzo di calzature adeguate;
  • trattamento delle condizioni pre-ulcerative.

Solo le misure preventive, insieme con un rigoroso controllo metabolico e un cadenzato controllo clinico dei piedi, potrebbero garantire una riduzione significativa del tasso di amputazioni non traumatiche a carico degli arti inferiori. 

I contenuti di questo articolo sono pubblicati solo a scopo informativo, pertanto non sostituiscono il parere del medico.

BIBLIOGRAFIA

  1. Associazione Medici Diabetologi (AMD), Società Italiana di Diabetologia (SID). Standard italiani per la cura del diabete mellito, 2018
  2. Associazione Medici Diabetologi (AMD), Società Italiana di Diabetologia (SID). Standard italiani per la cura del diabete mellito, 2014
  3. R. Anichini, F. Bandello, M. Baroni, G. Bax, F. Bellavere, C. Bianchi, F. Cavalot, A. Dei Cas, M. Garofolo, C. Irace, R. Lattanzio, M. Masulli, A. Natalicchio. Diabete, istruzioni per l’uso della Sid: per non esagerare in eccesso, ma neppure in difetto. Surgical Tribune, April 06, 2017
  4. www.siditalia.it
  5. Linee Guida dell’International Working Group on the Diabetic Foot (IWGDF) sulla prevenzione e management del piede diabetico: sviluppo di un consenso globale basato sulle evidenze, 2015.

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