SINDROME DA STANCHEZZA POST-VIRALE: QUELLA STANCHEZZA CHE NON PASSA…

da | Dic 22, 2020 | Articoli | 0 commenti

«Il Covid-19 è una malattia astuta, ed è una malattia dubbiosa perché ti fa dubitare di te stesso e fa dubitare gli altri di te. I miei sintomi sono iniziati a febbraio ma quando pensi di averlo superato la stanchezza torna»

[Lee, ex paziente Covid][1]

Più della metà dei pazienti che hanno contratto il Coronavirus soffre di una Sindrome da affaticamento cronico che perdura anche molto tempo dopo la guarigione dal Covid-19, indipendentemente dalla gravità dell’infezione originaria e dall’età del soggetto: è quanto emerge da uno studio irlandese destinato a cambiare la valutazione e l’approccio alle conseguenze del virus sul medio e lungo periodo[2].

 Dei 128 partecipanti allo studio, 10 settimane dopo la guarigione clinica, più della metà (52%) ha riferito di soffrire ancora di affaticamento persistente. La fatica si è verificata indipendentemente dal ricovero ospedaliero, colpendo allo stesso modo sia i soggetti per i quali si era reso necessario il ricovero, sia quelli che si erano curati a casa”, afferma il Dott. Townsend, uno degli autori dello studio. 

Tra i pazienti che riferivano il sintomo stanchezza cronica, le donne rappresentavano la maggioranza (67%). Anche le persone con una storia di ansia o depressione avevano maggiori probabilità di provare affaticamento. Secondo gli autori, “i risultati dello studio dimostrano un carico significativo di stanchezza post-virale nelle persone che hanno avuto un’infezione da Sars-CoV-2 dopo la fase acuta della malattia”. La stanchezza cronica entra a far parte di un quadro sintomatologico molto più complesso, caratterizzato da respiro affannoso, senso di pesantezza toracica, debolezza muscolare, dolori articolari, cefalee ricorrenti, alterazioni della sensibilità olfattiva e/o gustativa, etc… che affligge i soggetti che hanno contratto l’infezione virale anche molto tempo dopo la guarigione e a cui gli esperti hanno dato il nome di Long Covid[3]. Il cosiddetto Long Covid colpisce sia gli individui asintomatici o paucisintomatici sia quei pazienti per i quali si è reso necessario il ricovero in terapia intensiva/sub-intensiva, sovrapponendosi in quest’ultimo caso alla già nota Sindrome da terapia intensiva e colpisce in egual misura giovani e meno giovani, indipendentemente dalla presenza o meno di patologie pregresse.

Uno studio della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs su 143 pazienti Covid, seguiti fino alla fine di maggio, ha dimostrato che, a distanza di oltre due mesi dalla diagnosi di Covid-19, solo 1 su 10 non presentava sintomi correlabili alla malattia iniziale[4]. Ben l’87% dei soggetti riferiva la persistenza di almeno un sintomo, soprattutto stanchezza intensa (53,1%) e affanno (43,4%). Il 27,3% lamentava dolore alle articolazioni e 1 su 5 dolore toracico. La qualità di vita è risultata peggiorata in tutti i pazienti a causa delle pesanti ripercussioni che il Long Covid può avere sotto il profilo sociale e lavorativo. Difatti, oltre a problematiche fisiche il Long Covid porta con sé anche disturbi a carico della sfera cognitiva e psicologica: alcuni pazienti possono presentare sintomi depressivi e sintomi riconducibili al disturbo da stress post-traumatico. Da uno studio coordinato dall’Università della Campania Luigi Vanvitelli che vede coinvolti 10 atenei italiani e l’Istituto Superiore di Sanità, è emerso che, su un campione di 20.720 intervistati, circa il 50% delle persone direttamente colpite dal virus e i loro familiari hanno presentato sintomi depressivi e il 30% ansia, stress e altri problemi legati al trauma[5]. Bisogna dunque riconoscere che il Long Covid ha di fatto un impatto psicologico e sociale significativo che, se non ben gestito, avrà conseguenze a lungo termine sia per gli individui che per la società. La persistenza di sintomi invalidanti e multisistemici, anche molto tempo dopo la negativizzazione, deve quindi essere riconosciuta e presa in carico dai medici, al fine di legittimare le preoccupazioni dei pazienti, troppo spesso ritenute eccessive.

C’è un urgente bisogno di comprendere meglio il percorso dei sintomi per fornire aspettative realistiche sulla loro progressione e mettere a punto misure d’intervento farmacologiche e “non farmacologiche” adattate alle esigenze dei singoli pazienti. Una giusta integrazione potrebbe essere, ad esempio, un valido aiuto per consentire al nostro organismo di superare al meglio e più velocemente la fatica psico-fisica indotta dal Coronavirus. 

L-Citrullina e Betaina, in virtù dei loro effetti ergogenici e pleiotropici, vengono utilizzate con successo per contrastare debolezza e affaticamento[6-12]. Entrambe queste molecole sono infatti in grado di fornire energia all’organismo, stimolando la sintesi di molecole ad elevate contenuto energetico, quali Arginina, Creatina e ATP. La Citrullina, quale precursore dell’Arginina, è inoltre in grado di stimolare l’attività del sistema immunitario, favorendo la proliferazione dei Linfociti T, cellule immunitarie attive nei confronti di virus e batteri[13] e di favorire la circolazione sanguigna e l’ossigenazione di organi e tessuti, in virtù del suo ruolo nella sintesi di Ossido Nitrico, una molecola dalle note proprietà cardio e cerebro protettive[14].

Non solo affaticamento muscolare: il Covid porta con sé anche una serie di complicanze di natura psicologica e cognitiva, che si manifestano con sensazioni di ansia e depressione e con una sorta di “nebbia cognitiva” che può perdurare anche molto tempo dopo la negativizzazione. Oltre ai suoi documentati effetti pro-energetici, la Betaina è in grado di preservare le riserve endogene di SAMe (S-Adenosil-Metionina), una molecola dalle note proprietà antidepressive[15,16]

Anche la Fosfoserina è comunemente considerata un “ricostituente” del Sistema Nervoso. Integrazioni di Fosfoserina hanno difatti documentati effetti positivi sulla funzione cognitiva, migliorano le capacità mnemoniche, la concentrazione e l’apprendimento[16] e contrastando nello stesso tempo il declino cognitivo[17-19].

I contenuti di questo articolo sono pubblicati solo a scopo informativo, pertanto non sostituiscono il parere del medico.

BIBLIOGRAFIA

  1. NIHR Evidence. Living with Covid19 – Informative and accessible health and care research
  2. L. Townsend, A.H. Dyer, K. Jones, J. Dunne, R. Kiersey, F. Gaffney, L. O’Connor, A. Mooney, D. Leavy, K. Ridge, C. King, F. Cox, K. O’Brien, J. Dowds, J. A. Sugrue, D. Hopkins, P. Byrne, T. Kingston, C.N. Cheallaigh, P. Nadarajan, A.M. McLaughlin, N.M. Bourke, C. Bergin, C. O’Farrelly, C. Bannan, N. Conlon. Persistent fatigue following SARS-CoV-2 infection is common and independent of severity of initial infection. PLoS One. 2020; 15(11): e0240784.
  3. Perrin R, Riste L, Hann M, Walther A, Mukherjee A, Heald A. Into the looking glass: Post-viral syndrome post COVID-19. Med Hypotheses. 2020;144:110055.
  4. A. Carfì, R. Bernabei, F. Landi. Persistent Symptoms in Patients After Acute COVID-19. JAMA. 2020 Aug 11;324(6):603-605.
  5. Survey COVID:19 Progetto Nazionale di Valutazione impatto della quarantena. https://ec.europa.eu/eusurvey/runner/COVIDSurvey2020
  6. Bendahan D, Mattei JP, Ghattas B, Confort-Gouny S, Le Guern ME, Cozzone PJ. Citrulline/malate promotes aerobic energy production in human exercising muscle. Br J Sports Med. 2002 Aug;36(4):282-9.
  7. Lee I. Betaine is a positive regulator of mitochondrial respiration. Biochem Biophys Res Commun. 2015 Jan 9;456(2):621-5.
  8. Jourdan M, Nair KS, Carter RE, Schimke J, Ford GC, Marc J, Aussel C, Cynober L. Citrulline stimulates muscle protein synthesis in the post-absorptive state in healthy people fed a low-protein diet – A pilot study. Clin Nutr. 2015 Jun;34(3):449-56.
  9. Senesi P, Luzi L, Montesano A, Mazzocchi N, Terruzzi I. Betaine supplement enhances skeletal muscle differentiation in murine myoblasts via IGF-1 signaling activation. J Transl Med. 2013 Jul 19;11:174.
  10. Takeda K, Machida M, Kohara A, Omi N, Takemasa T. Effects of citrulline supplementation on fatigue and exercise performance in mice. J Nutr Sci Vitaminol (Tokyo). 2011;57(3):246-50.
  11. Lee, EC, Maresh, CM, Kraemer, WJ, Yamamoto, LM, Hatfield, DL, Bailey, BL, and Craig, SA. Ergogenic effects of betaine supplementation on strength and power performance. J Int Soc Sports Nutr 7: 27, 2010.
  12. Pryor, JL, Craig, SA, and Swensen, T. Effect of betaine supplementation on cycling sprint performance. J Int Soc Sports Nutr9: 12, 2012.
  13. Bronte V, Zanovello P. Regulation of immune responses by L-arginine metabolism. Nat Rev Immunol. (2005) 5:641–54. 10.1038/nri1668
  14. Schwedhelm E, Maas R, Freese R, Jung D, Lukacs Z, Jambrecina A, Spickler W, Schulze F, Böger RH. Pharmacokinetic and pharmacodynamic properties of oral L-citrulline and L-arginine: impact on nitric oxide metabolism. Br J Clin Pharmacol. 2008 Jan;65(1):51-9.
  15. Di Pierro F, Orsi R, Settembre R. Role of betaine in improving the antidepressant effect of S-adenosyl-methionine in patients with mild-to-moderate depression. J Multidiscip Healthc. 2015; 8: 39–45.
  16. Di Pierro F, Settembre R. Preliminary results of a randomized controlled trial carried out with a fixed combination of S-adenosyl-L-methionine and betaine versus amitriptyline in patients with mild depression. Int J Gen Med. 2015 Feb 4;8:73-8.
  17. T.H. Crook, J. Tinklenberg, J. Yesavage, W. Petrie, M.G. Nunzi, D.C. Massari. Effects of phosphatidylserine in age-associated memory impairment. Neurol. 1991, 41, 644-649.
  18. T. Cenacchi, T. Bertolini, C. Farina, M.G. Fiori, G. Crepaldi et al Cognitive decline in the elderly: A double-blind, placebo-controlled multicenter study on the efficacy of phosphatidylserine administration. Aging Clin. Exp. Res. 1993, 5, 123-133.
  19. J. Gindin, M. Novikov, D. Dedar, A. Walter-Ginzburg, S. Naor, S. Levi. The Effect of plant phosphatidylserine of age-associated memory impairment and mood in the functioning elderly. The Geriatric Institute for Education and Research, and Department of Geriatrics, Kaplan Hospital, Rehovot, Israel 1995.

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